Basi Terapeutiche



Premessa: l’uomo cresce e matura nella convivenza con gli altri esseri umani. Dalla metà del secolo XX gli ultimi progressi della neuroscienza e in particolare della neuropsicologia sono stati spettacolari.

Le scoperte inerenti a cervello, mente, comportamento, gli studi e le conoscenze disponibili sull’organizzazione funzionale del cervello e dei processi mentali, stanno rivoluzionando la concezione che abbiamo di noi stessi. Già sappiamo molto su ciò che avviene nel cervello quando si apprende, anche se sono ancora limitate le conoscenze circa l’insegnamento.

Il cervello umano si è sviluppato per educare ed essere educato e questo rappresenta una conquista evolutiva che rende possibile i diversi tipi di apprendimento, dalle abitudini e simbolizzazioni, fino ai processi cognitivi superiori, passando per il condizionamento classico all’apprendimento operante, all’imitazione, al linguaggio, ecc.

Dallo sviluppo della specie umana, dall’Austrolopithecus fino all’uomo dei giorni nostri, la conquista filogenetica più importante che si è ottenuta, è stata lo sviluppo dei processi cognitivi, che ha favorito lo sviluppo delle capacità mentali e la possibilità dell’individuo di mettersi in un luogo mentale di un'altra persona. Vale a dire, la capacità di intendere le emozioni dell’altro e di percepirne le strategie di attivazione.

Questo ha permesso di apprendere non solo dall’altro ma anche attraverso l’altro e la conquista di queste capacità cognitive hanno favorito le diverse forme di apprendimento, come la creazione di utensili e artefatti ogni volta sempre più elaborati e creativi, così come le tradizioni e la cultura.

I bambini crescono in virtù di questi artefatti e istituzioni sociali storicamente costituiti, di modo che lo sviluppo ontogenetico della mente avviene intorno agli artefatti, ai simboli e a pratiche sociali in continuo rinnovamento, che rappresentano la sapienza collettiva del gruppo e che permettono di incorporare le conoscenze e le abitudini accumulate e tramandate.

La capacità cognitivo-sociale e quella mentale di mettersi nel ruolo dell’altro, nel bambino sono presenti già dal primo anno di vita, riuscendo a comprendere che gli altri sono esseri con una mente e dunque a percepire le capacità di pensiero e sentimento dei propri simili. Tutto questo rappresenta la chiave per accedere alla partecipazione e all’incorporazione dei prodotti culturali e quindi allo sviluppo dei processi cognitivi. Bisogna tener presente che l’uomo cresce e matura nella convivenza con gli altri esseri. (Ajuriaguerra, J., & Cahen, M (1964)).

Il valore del gruppo sta nel fatto che confrontandosi, si cresce, si formulano comportamenti, si escogitano strategie e pensieri, le problematiche dei singoli sono gestite e risolte tra più persone. Ogni partecipante al gruppo correlazione i propri obiettivi con quelli del collettivo al quale appartiene, apportando i correttivi necessari e le modificazioni dei contenuti utilizzando l’energia dell’intero gruppo per risolvere le proprie problematiche che lo affliggono.

L’uomo entra in relazione con gli altri e da essi estrae le sue orientazioni che sono particolarmente importanti per la costruzione del comportamento, apprendendo così a relazionarsi, intendendo che il vissuto va visto in funzione degli altri e comprendendo che con gli altri si cresce e si matura. Con la conoscenza delle qualità degli altri si ricevono gli arricchimenti necessari che permettono di ottenere i mezzi per arrivare alla propria valorizzazione e alla formazione di un’adeguata personalità.

Gli altri siamo noi e pensiamo tutti con la stessa mente. Questo concetto rappresenta una legge basilare che esiste da quando è nato il mondo e rappresenta il fondamento su cui si basano la sopravvivenza e la conservazione della specie. Questo avviene in virtù del fatto che il cervello ha una rete neuronale specializzata, che lavora apparentemente in forma inconscia, che permette di creare ipotesi e strategie e decifrare i meccanismi di come opera la mente di altre persone e acquisirne le strategie operative.

Queste capacità mentali hanno una base neuronale specifica e il loro carattere modulare è simile a quelle delle capacità linguistiche, matematiche e spaziali. Altre fonti d’intuizioni scientificamente non scientificamente provate, ma di cui si sa l’efficacia, sono di natura intuitiva e coinvolgono sensi che l’individuo possiede ma che organicamente e scientificamente non si possono provate. A questa categoria appartengono i fenomeni d’intuizione, d’illuminazione, di comunicazione a distanza, di presagi e altro.

Queste capacità sono basilari e rappresentano il nucleo che governa e regola i processi di apprendimento nel corso della vita, identificando l’essere umano come appartenente a una determinata specie. Questi sistemi neuronali sono geneticamente disposti per formare rappresentazioni mentali, delle persone, del linguaggio, della matematica, degli oggetti e delle relazioni speciali.

La presenza degli adulti nel gruppo che adottano strategie cognitive più evolute rappresenta un altro stimolo per la creazione di nuovi circuiti intellettivi. Il bambino entra in relazione con gli adulti, modifica le dinamiche comportamentali con le consegne che sono richieste, adotta risorse aggiuntive non presenti negli abituali schemi motori e comportamentali, assimila strategie cognitive complesse proprie degli adulti, quali la logica e l’astrazione e li inizia ad utilizzare funzionalmente, elevando così il proprio quoziente intellettivo.

Il gruppo terapeutico è a tutti gli effetti, un campo energetico di guarigione in cui governano determinate leggi, i partecipanti entrano a far parte di un equilibrio che si viene a formare poiché ognuno prende su di sé le energie che sono presenti in quel determinato sistema, al fine di superare le proprie problematiche e aiutare a superare quelle degli altri.

Nel lavoro di gruppo interviene un contagio emozionale e che va dalla tristezza, all’ansia, all’allegria, questo è dovuto al fatto che l’essere umano ha capacità mentali che gli permettono di interpretare e prevedere la condotta degli altri. Quasi tutte le emozioni hanno senso solo se si è in relazione con gli altri e non avrebbero alcun significato in una condizione di vuoto sociale. (Jean Decety, 2004).

Nelle relazioni interpersonali che si vengono a creare nel gruppo terapeutico, ognuno interpreta il comportamento dell’altro e si pone nelle stesse condizioni mentali e motorie dell'altro che sta eseguendo un ruolo in quel momento. Le dinamiche che sono messe in atto sono dovute a fenomeni d’intuizione e di empatia. Il partecipante del gruppo assimila le emozioni degli altri, le interiorizza e si attiva per dare una propria soluzione, stimolando così aree corticali specializzate grazie all’attività di neuroni specializzati, definiti neuroni specchio. (Jean Decety, 2004).

E’ l’attivazione di questa rete neuronale, che mette in atto il lavoro di gruppo con il coinvolgimento emozionale e con le dovute risposte motorie. Altri meccanismi sono attivati, oltre a quelli descritti, in particolare quelli di tipo imitativo e nuove strategie cognitive, utilizzati dagli altri partecipanti del gruppo che stimolano così nuovi processi di apprendimento e scoperte, assimilando nuove strategie risolutive che non facevano parte del proprio bagaglio operativo.

L’apprendimento per imitazione è dovuto all’attività dei neuroni specchio, che rappresenta il principale stimolo evolutivo per lo sviluppo del bambino, attivando meccanismi di apprendimento primordiali, stimolati solo con una forma di osservazione, attivando la creazione di una rete neuronale nuova ed un vasto repertorio di emozioni e di condotte.

Il lavoro terapeutico sul gruppo attraverso esercizi mirati, riattiva delle tappe evolutive tipiche dello sviluppo psicomotorio dell’individuo. E’ da tener presente che in tutte le lesioni del sistema nervoso è sempre presente un’alterazione del riconoscimento del proprio corpo e della sua immagine spaziale, una disorganizzazione dei gesti e del loro orientamento. Questi disturbi caratterizzano anche le persone affette da patologie psichiatriche.

La difficoltà di riconoscere il proprio corpo non è limitata solo su se stessi ma anche sugli altri, limitando così quei processi neuropsicologici che sono alla base dell’empatia. (Ajuriaguerra, J., & Cahen, M (1964)).

Nel bambino lo sviluppo della somatognosia a della practognosia, cioè la scoperta e il riconoscimento del proprio corpo e la sua rivelazione visto come operante, avvengono attraverso la comunicazione con gli altri. (Ajuriaguerra, J., & Cahen, M (1964)).

Il processo evolutivo di queste funzioni inizia dalla nascita con la madre, attraverso le carezze, il pianto, gli sguardi, i sorrisi e il linguaggio verbale. (Ajuriaguerra, J., & Garcìa Badaracco, J).

L’osservazione della madre da parte del bambino non si limita alla semplice osservazione ma va oltre, essa, infatti, permette di seguire, di cercare, di fissare e discriminare l’oggetto rappresentato dalla mamma, questo sarà decisivo per la formazione dei processi corticali superiori che rappresentano la base dello sviluppo intellettivo. (Ajuriaguerra, J., & Garcìa Badaracco, J).

Nella terapia di gruppo sono prese in considerazione queste tappe che fanno parte dello sviluppo evolutivo dell’individuo e fatte rivivere dai membri attraverso lavori molto specifici. I disturbi somatognosici e prattognosici sono affrontati con esercizi di riabilitazione specifici nel gruppo, dove la danza, il ritmo, l’ascolto e le motivazioni emozionali, rappresentano i mezzi terapeutici di cui si avvale il Sistema Dinamico Integrato, sfruttando i principi delle risonanze motorie ed emozionali dovute all’attività dei neuroni specchio.

L’attivazione dei neuroni specchio, attraverso la sola osservazione di attività motorie organizzate, porta a un esercizio riabilitativo ampiamente documentato e adoperato ormai in numerosi centri di riabilitazione molto specializzati.

Il portatore di patologia motoria, cognitiva o relazionale, attraverso la sola visione delle strategie operative coordinate, messe in atto da altri soggetti, esegue un lavoro similare a quelli degli esercizi riabilitavi specifici e questo grazie all’attività dei neuroni specchio e al lavoro conseguente inquadrabile in una dimensione di realtà virtuale.

Questi programmi riabilitativi sono ora utilizzati nei recuperi funzionali di pazienti affetti da patologie con deficit funzionali, tenendo conto dell’estrema plasticità della corteccia cerebrale che consente il recupero mediante l’utilizzo delle aree corticali integre, subito prossime a quelle lese.



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